[Titolo: Internet 1996: la strada maestra per il business?]



Cos'è Internet? Una moda passeggera, un ritrovo di perditempo, uno specchietto per le allodole?

Sì, è tutto questo. Ma anche altro.

E' anche un luogo di diffusione di materiale pornografico, accessibile ai minori; di scambio di messaggi criptati, magari per la preparazione di attività sovversive; di attività frenetica per hacker variamente malintenzionati.

Ciò premesso, perché migliaia di aziende in tutto il mondo hanno investito per esserci, in questo ritrovo di perditempo? Perché altre decine di migliaia ci stanno pensando? E' un enorme abbaglio collettivo?


Il fenomeno Internet, come ognuno sa, è il frutto della convergenza di due tecnologie: i computer ed i canali di comunicazione in grado di veicolare informazioni, resa possibile da un protocollo non proprietario, il TCP/IP (Transmission Control Protocol / Internet Protocol).

Il matrimonio tra computer (di qualsiasi marca e modello, purché in grado di parlare e di comprendere il linguaggio TCP/IP) e canali di comunicazione (le linee telefoniche, ma non necessariamente solo queste) ha liberato un potenziale quasi inconcepibile.


Oggi, sulla rete - il Net - può passare qualunque cosa. Immagini statiche o in movimento, suoni e pezzi musicali, trasmissioni radiofoniche, conversazioni telefoniche intercontinentali (a prezzi da chiamate urbane). E naturalmente dati, testi, documenti complessi. Il tutto, a costi irrisori, e destinati a scendere.


In questo spazio di comunicazione, nel quale ogni computer può dialogare con ciascuno degli altri, navigano attualmente alcune decine di milioni di persone. La cifra attuale (cinquanta, sessanta?) nessuno è in grado di dirla con sicurezza - si sa soltanto che è destinata a crescere rapidamente. Chi sono i navigatori (gli “internauti”)? Fino ad un anno fa, essenzialmente il Net era territorio riservato a studenti, ricercatori, professori universitari. Ora non più. Le stime più recenti - e più caute - dicono che almeno il 10 % della popolazione statunitense è collegata, e che oltre il 50 % delle connessioni avviene al di fuori dei punti di accesso legati alle università.


Maschi, bianchi, di cultura medio-superiore la media sui 35 anni. Ma soprattutto benestanti. E con una clientela potenziale di alcune decine di milioni di persone benestanti - un target niente male :-) , non è strano che molte aziende Statunitensi abbiano fiutato l’affare.


Ma cosa fanno questi clienti potenziali sulla rete? Essenzialmente, navigano, e la usano per diletto (non sarebbe corretto tradurre con “divertimento”.

Comprano poco, essenzialmente per motivi legati alla sicurezza delle transazioni finanziarie sulla rete, a proposito dei quali torneremo tra poco. E comprano quasi esclusivamente beni dal valore limitato. In compenso, di documentano, vanno a indagare tra le vetrine interattive - mai dire “virtuale”, per principio! - confrontano le proposte dei vari fornitori. Soprattutto indagando su beni costosi, anche se, come accennato, una volta deciso l’acquisto non lo compreranno con transazioni interattive, ma con metodi più tradizionali come il fax.


E che cosa mettono i fornitori a disposizione dei clienti potenziali? Ognuno , una home page di presentazione, poi dipende. Per i fornitori di prodotti, il contenuto naturale è una presentazione dei prodotti stessi, che può essere, anche se rudimentalmente, di tipo multimediale. E promozioni speciali, e quant’altro il marketing possa escogitare. Per i fornitori di servizi, la cosa è un po’ più problematica...


Internet è una soluzione in cerca di un problema”, affermava qualche giorno fa un partecipante alla mailing list elettronica “Internet Marketing”, una delle più interessanti per chi si occupi di commercio elettronico.

Tutte queste potenzialità a disposizione, e non sapere bene come sfruttarle. quale sia il modo migliore, e non sapere come i tuoi clienti apprezzeranno le tue proposte - un incubo, per un responsabile di marketing.